Perché la gondola è storta e che cosa racconta il ferro di prua

A guardarla con gli occhi di chi non l’ha mai vista da vicino, la gondola sembra quasi un’imbarcazione costruita male. È lunga, stretta, con un fondo praticamente piatto e soprattutto non è simmetrica. Da una parte è più larga, dall’altra più stretta; naviga inclinata e il gondoliere sta in piedi a poppa, usando un solo remo.

La domanda, quindi, viene quasi spontanea: come può una barca del genere andare dritta?

La risposta è una delle più eleganti dimostrazioni di come una necessità possa trasformarsi in una forma. La gondola non è asimmetrica nonostante il suo modo di essere condotta: lo è proprio per poter essere condotta in quel modo.

Una barca che non cerca la simmetria

La gondola moderna è lunga circa 11 metri e presenta un’asimmetria molto evidente. Tradizionalmente il lato sinistro è più largo del destro di circa 24 centimetri e l’intera struttura è impostata in modo da compensare le forze prodotte dalla voga alla veneta. Anche la chiglia non segue una linea perfettamente rettilinea.

Il motivo è semplice da capire, ma tutt’altro che semplice da realizzare.

Il gondoliere rema stando sulla parte destra della poppa, appoggiando il remo alla fórcola, lo scalmo di legno dalla forma particolare che permette di eseguire una serie di movimenti diversi. Il remo non viene semplicemente tirato nell’acqua come quello di una barca a remi tradizionale: viene utilizzato anche per governare l’imbarcazione.

Una spinta esercitata sempre dallo stesso lato tenderebbe naturalmente a far ruotare la barca. La gondola, invece, viene costruita in modo che la sua geometria compensi questa tendenza. L’asimmetria dello scafo, l’inclinazione e la posizione del remo lavorano insieme.

È un principio che il Metropolitan Museum ha ricostruito osservando anche l’evoluzione storica della forma: la gondola arrivò alla configurazione asimmetrica moderna tra il XVIII e il XIX secolo, quando lo scafo assunse progressivamente quella caratteristica disposizione che permetteva di compensare il peso del gondoliere e l’azione del remo.

In altre parole, la gondola non viene portata dritta malgrado sia storta.

Viene portata dritta perché è storta.

Il gondoliere non deve combattere contro la barca

È questa la parte più interessante.

L’asimmetria non serve soltanto a evitare che la gondola compia continuamente una curva. Fa sì che il gondoliere possa sfruttare la conformazione dello scafo invece di doverla continuamente correggere.

La barca diventa così una sorta di prolungamento del gesto di chi la conduce.

Il remo ha infatti una doppia funzione. Produce la spinta, ma attraverso la fórcola permette anche di governare la direzione. Il gondoliere può quindi accelerare, rallentare, correggere la traiettoria, girare e accostare senza avere un timone separato.

In una città costruita su canali stretti, curve improvvise e fondali spesso bassi, questa soluzione era molto più importante dell’eleganza che oggi associamo alla gondola.

Il fondo quasi piatto consente inoltre alla barca di muoversi in acque relativamente basse. La forma che oggi appare raffinata e quasi teatrale nasce quindi da esigenze molto concrete: muoversi tra i rii, occupare poco spazio, rispondere rapidamente al remo e poter essere governata da una sola persona.

E poi c’è quel ferro davanti

Se l’asimmetria spiega come la gondola riesca a muoversi, il grande elemento metallico sulla prua spiega un’altra caratteristica della barca: il suo equilibrio.

Il fero da próra, o ferro di prua, è molto più di un ornamento.

Il suo peso contribuisce a bilanciare quello del gondoliere che si trova all’estremità opposta dell’imbarcazione. La gondola ha infatti una quantità considerevole di peso concentrata nella parte posteriore quando è condotta da una sola persona. Il ferro contribuisce a mantenere l’assetto della barca.

Ma è proprio osservando quel pezzo di metallo che la tecnica lascia spazio alla rappresentazione di Venezia.

Secondo la tradizione più diffusa, i sei denti rivolti verso l’esterno rappresentano i sei sestieri: Cannaregio, Castello, Dorsoduro, San Marco, San Polo e Santa Croce. Il dente rivolto all’indietro richiama invece la Giudecca.

La parte superiore viene generalmente interpretata come il corno ducale, il caratteristico copricapo del Doge. L’archetto sottostante viene associato al Ponte di Rialto, mentre la lunga curva del ferro, che scende seguendo una forma sinuosa, viene letta come una rappresentazione del Canal Grande.

A questo punto la gondola sembra quasi trasformarsi in una piccola carta geografica della città.

Ma è davvero una mappa di Venezia?

Qui arriva la parte meno conosciuta.

Quella spiegazione è ormai talmente radicata da essere considerata quasi una certezza. Ma storicamente bisogna essere un po’ più prudenti.

Il ferro di prua non ha sempre avuto la forma attuale. Dipinti e raffigurazioni antiche mostrano infatti ferri differenti, con un numero diverso di denti e una configurazione progressivamente evoluta. Venipedia sottolinea proprio questo punto: non esiste una documentazione antica sufficiente per dimostrare che la forma sia stata concepita originariamente come una rappresentazione intenzionale dei sestieri, del Canal Grande e degli altri elementi della città.

Il simbolismo, dunque, appartiene soprattutto alla tradizione interpretativa che si è consolidata nel tempo.

Ed è forse proprio questo a renderlo interessante.

Non è necessario che un artigiano del passato abbia preso un disegno della città e abbia deciso di trasformarlo in un ferro da gondola perché oggi quel ferro possa essere letto come una sintesi di Venezia. La forma che si è consolidata nei secoli è diventata, a sua volta, un modo per raccontare la città.

Una città intera su una barca

Alla fine, la gondola tiene insieme due logiche apparentemente opposte.

La prima è rigorosamente pratica: la barca è asimmetrica perché deve compensare il gesto del rematore; il ferro pesa perché deve contribuire all’equilibrio; la fórcola ha quella forma perché deve consentire al gondoliere di governare il remo in molti modi diversi.

La seconda è simbolica: gli stessi elementi sono diventati un linguaggio attraverso cui Venezia rappresenta se stessa.

È questo il dettaglio che spesso sfugge quando si guarda una gondola soltanto come un simbolo romantico.

Quella linea apparentemente irregolare dello scafo non è un capriccio estetico. È il risultato di secoli di pratica.

E quel grande ferro davanti, che a prima vista sembra soltanto una decorazione, è contemporaneamente un contrappeso, un elemento funzionale e, secondo la tradizione, una piccola Venezia in metallo.

Forse è proprio per questo che la gondola continua a essere così riconoscibile.

Non perché sia una barca perfettamente elegante.

Ma perché ogni sua stranezza ha una ragione, e alcune di quelle ragioni, col passare del tempo, sono diventate parte della storia della città.

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